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Speciale: la riforma Gelmini,
una panoramica organica

Il Manuale del Rettore "virtuoso" - I rischi della meritocrazia "all’italiana" nell’Università

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MAKE BOLOGNA HISTORY!

Celebrating Bologna? We don't think so!

International call for participation:

On March 11 and 12 2010 the education ministers of 46 European countries will celebrate the 10-years anniversary of the Bologna-process in Vienna and Budapest. 
Considering the current situation and the ongoing protests in many European Universities this celebration is a mockery for all of us.

The Bologna-process has clearly failed to achieve the agreed goal of improved mobility. The pressure of having to finish your studies in the "regular amount of time" in fact complicates the possibility for a stay abroad. Furthermore the rigidity of the new curricula (all within the frame of autonomy of the particular institutions) impede the desired mobility between universities.

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Articolo inviato al sito uniriot.org dal Prof. Ing. Michele Ciavarella.

(Riceviamo e Pubblichiamo) In questo breve articolo, cercherò di delineare cosa dovrebbe fare, alla luce di dati oggettivi e un approccio scientifico e solo “eticamente” sleale, cui forse si vedrà costretto a ricorrere, un Rettore di una Università italiana, per seguire alla lettera la “competizione” lanciata dai parametri indicati dalle normative in vigore per le Università “Virtuose”. La saggezza popolare dice che, a volte, “il meglio è nemico del bene”.

I processi di riforma in "senso europeo" dell’Università cominciati dieci anni fa (il processo “Bologna”), con l’intento di “allineare” i nostri laureati ai parametri medi europei, ridurre il ritardo nell’età media alla laurea e la bassa percentuale dei laureati (circa la metà della media dei paesi OECD), partorirono la Riforma “3+2” DM 509 del 1999 (Laurea Breve più Laurea Specialistica). I risultati, a fronte di molto dispendio di energie, sono modesti: i laureati che completano il ciclo di cinque anni, ossia il 60% dei laureati triennali, sono aumentati solo del 20% .

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Dallo scorso lunedì, 6 telecamere sorvegliano gli spazi circostanti la sede della nostra facoltà: occhi di plastica puntati sui nostri movimenti in questa piazza che da anni come studenti attraversiamo durante il giorno con la nostra presenza... e che di notte è vuota e silenziosa.

Certo, niente di strano in una città che ha come suo cavallo di battaglia la fantomatica emergenza sicurezza. L'università che di questa città è il fiore all'occhiello non poteva certo essere da meno, ed ecco che anche il Liviano si dota di rassicuranti occhi elettronici. Il probelma forse sono le scritte sui muri? Quale occasione migliore allora per assecondare il delirio mass-mediatico!

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Segnaliamo questo articolo, per mostrare le proteste dei ricercatori precari dell'Università che si muovono al fianco degli studenti nella lotta alla nuova riforma Gelmini.

Una nuova protesta si diffonde nell’università. E già raccoglie l’adesione del 70% dei ricercatori di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II.
«Le regole in discussione in Parlamento pregiudicano le nostre carriere e penalizzano i nostri stipendi», è la tesi che fa scattare la mobilitazione in ateneo. Dopo la stagione dell’Onda, ne comincia così un’altra all’insegna della lotta in facoltà che rischia di paralizzare parte delle attività didattiche, a partire da marzo, e le sedute di laurea, già da questo mese. I ricercatori possono farlo senza violare alcuna legge.

La protesta - Basta una sola mossa per mettere in ginocchio l’organizzazione dei corsi: «Finora abbiamo tenuto le lezioni agli studenti come i colleghi professori associati e ordinari», spiega Gianluca Imbriani, componente del consiglio d’amministrazione. «Ma noi ricercatori - aggiunge Imbriani - non abbiamo l’obbligo di svolgere questo compito, se non di supporto ai docenti. Ecco perché, per sensibilizzare tutti sui temi della riforma e per sollecitarne la revisione, ci limiteremo a svolgere le esercizioni che rientrano tra i nostri obblighi di legge».

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Siamo gli studenti dell'Università di Padova che si sono riuniti dopo il varo della legge 133. Noi ci battiamo perché all'Università vengano assegnate più risorse e con criteri di maggiore trasparenza, in modo da far proseguire e progredire la Didattica e la Ricerca Italiane in un sistema dove il Sapere sia pubblico, competitivo ed aperto a tutti. Puoi proporci in ogni momento articoli, eventi e immagini, collaborare con noi: visita la redazione per saperne di più.
 

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