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Articoli di Approfondimento (Spazio Interfacoltà)

Due parole sul No B. Day


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Cavoli, che bello! Seicentomila persone in piazza, un milione, non si riesce a contarle, sono tante, tantissime. Il messaggio è semplicissimo: si dice: no! al Cavaliere e di conseguenza al suo governo. Si rinnegano le molteplici contraddizioni di una demogagia che si regge su accordi e favori privati tra potenti, che rifugge il dialogo pubblico e il confronto in parlamento. Qui piovono decreti emanati a senso unico, senza ascoltare i cittadini, si crede che gli elettori non abbiano niente da dire.
E invece no, molti scendono in piazza...
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Appello dell' Assemblea Nazionale del 20/11


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il documento prodotto nell'assemblea di ricercatori e studenti del 20/11 (per il dibattito che sta seguendo tra i ricercatori consiglio di seguire qui http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2009/11/20/appello-dellassemblea-nazionale-20-novembre-roma/)


Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell’università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all’altezza delle sfide poste dall’attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall’esplosione dell’Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e dellaricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.

 

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La denuncia dei ricercatori "80 milioni spariti dalla Finanziaria"


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da La Repubblica del 13/11, di Rosaria Amato.
(Per saperne di più e leggere i commenti dei ricercatori consiglio questo http://ricercatoriprecari.wordpress.com/2009/11/12/la-commedia-dei-tragli/ e questo http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2009/11/il-governo-e-contro-lo-sblocco-dei.html)

Sono finiti nel nulla 80 milioni destinati all'assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari. La denuncia è dell'Osservatorio della Ricerca, un gruppo trasversale di scienziati e ricercatori italiani. Il rischio che la somma, stanziata dalla Finanziaria 2007 ma "vincolata" a un successivo provvedimento, svanisse nel nulla si è concretizzato quando l'emendamento presentato in Aula al Senato (e a suo tempo bocciato in commissione Bilancio a Palazzo Madama, che ha appena approvato il provvedimento in via definitiva) è diventato un semplice "ordine del giorno".

Niente fondi per le assunzioni. A quel punto i ricercatori hanno perso le ultime speranze: "Siamo di fronte alla ormai quasi certa perdita di fondi per le assunzioni - denuncia il coordinatore dell'Osservatorio, Rino Falcone, del Cnr - fondi già stanziati che andranno in economia. Sappiamo quanto sia complicato recuperare risorse per questo settore, e come tutti i politici sensibili ai temi della consocenza si lamentino delle difficoltà di farle uscire dal bilancio dello Stato. Qui le risorse ci sono già e si decide di non allocarle!".

L'emendamento trasformato in ordine del giorno. "L'emendamento presentato dal presidente della commissione Cultura, Antonio Possa (Pdl) - spiega Antonio Rusconi, presidente dei senatori Pd all'interno della commissione - era frutto di un'iniziativa comune. Quando si è andati a votare, Possa è stato costretto a togliere la firma, mentre il secondo firmatario Sciutti, capogruppo Pdl in commissione Cultura, ha chiesto che l'emendamento venisse trasformato in ordine del giorno. Una decisione che ha un solo significato: questo Paese non investe nella ricerca, e i fondi che vi vengono destinati sono fonti di saccheggio di risorse anziché d'investimento".

Il rischio del trasferimento dei fondi. Che i fondi rischino veramente di essere trasferiti dal bilancio del ministero dell'Istruzione a un altro bilancio, considerato di maggiore urgenza o importanza, è più di un sospetto anche per Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, che già alcune settimane fa ha presentato un'interrogazione al governo, chiedendo quando e come s'intende sbloccare gli 80 milioni stanziati tre anni fa. "Dalla risposta del sottosegretario Pizza - dice Ghizzoni - è emersa la possibilità di "procedere in via amministrativa" per l'utilizzo della somma in questione. Mi auguro che sia così, perché noi temiamo invece che si voglia anticipare in qualche modo la legge Gelmini, che prevede la scomparsa del ricercatore di ruolo. Quando la legge entrerà in vigore ci saranno solo ricercatori assunti a tempo determinato. Così si stanno infliggendo nuovi tagli, coerenti solo con l'idea della Gelmini di ricercatori precari a vita''.

"I 40enni già all'estero, ai 30enni non resta che andar via". "Se non si procederà con le nuove assunzioni, si salterà ancora una generazione - denuncia Daniele Archibuti, ricercatore del Cnr e professore alla Sapienza di Roma e all'Università di Londra - quella dei quarantenni è già tutta all'estero. Anche a quella dei trentenni non rimarrà che partire. Questo significa che se anche in futuro si dovesse tornare ad assumere nelle università italiane, nessuno passerà ai nuovi ricercatori conoscenze aggiornate. Questa generazione passerà al prepensionamento prima ancora dell'assunzione".

Atenei, niente assunzioni e niente stipendi. Gli 80 milioni stanziati dalla Finanziaria nel 2007 facevano parte di un finanziamento più ampio triennale: 20 milioni per il primo anno, 40 per il secondo, 80 per il terzo. La terza tranche era più sostanziosa perché sarebbe servita al pagamento degli stipendi anche dei ricercatori assunti con i due concorsi precedenti. Il che significa che se i fondi dovessero essere "stornati", per gli atenei ci sarebbe un doppio problema: oltre alle mancate nuove assunzioni, bisognerebbe anche far fronte agli stipendi dei neoassunti e verrebbero a mancare le risorse necessarie.

I precari: "Vicenda assurda". "Questa dei posti da ricercatore è una vicenda assurda: - denuncia Francesco Cerisoli, presidente dell'Associazione Precari della Ricerca-APRI - il ministro Gelmini è incredibilmente latitante rispetto a questo 'colpo di mano' e se anche alla Camera si confermerà questo orientamento, il ministro infliggerà l'ultimo colpo a migliaia di ricercatori, dopo anni di blocco dei concorsi. Alla faccia del ricambio generazionale che hanno più volte sbandierato".

"Il governo non li sbloccherà". "Questi finanziamenti hanno bisogno di un provvedimento particolare di sblocco - spiega ancora Ghizzoni - perché erano originariamente vincolati all'emissione di un decreto che avrebbe dovuto stabilire nuove norme di trasparenza e imparzialità per i concorsi. Tale decreto è stato bocciato dalla Corte dei Conti, e quindi è necessaria ogni anno una norma speciale che permetta di spendere questi soldi, già nel bilancio del Miur. A questo punto l'unica soluzione possibile sarebbe che il governo stabilisse ufficialmente che la legge Gelmini si sostituisce al provvedimento bloccato nel 2007, sbloccando automaticamente quest'ultima tranche di 80 milioni. Ma dubito che il governo lo farà".
 

Speciale - La riforma che viene e le prospettive dell'Onda


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Dal sito di uniriot.org ecco una raccolta di articoli, editoriali, commenti sulla nuova riforma dell'università dal punto di vista del conflitto, dell'Onda e delle sue prospettive.

Per cercare di analizzare per tempo l'attacco che viene portato da una parte all'università (tagli differenziati, effetti della 133, corsi gratuiti e test d'ingresso obbligatori) dall'altra al movimento (operazione Rewind in testa), per cominciare a costruire un autunno di conflitto che sappia mettere in crisi la dismissione dell'università e la gestione della crisi da parte di questo governo, per rilanciare l'Onda e generalizzare il conflitto.

Ripartiamo da luglio '09 - Aperto dall'editoriale di Giavazzi sul Corriere del 14 luglio, il nuovo passo del governo sul tema dell'università torna d'estate, ad atenei chiusi, a distanza di un anno dai tagli sanciti dalla legge 133, dopo essere stato bloccato per mesi dalla forza dell'Onda e dal conflitto nel paese.  In prospettiva, la riforma della governance dell'università, già annunciata in forma di bozza, e la possibilità di aumenti sfrenati delle rette universitarie.

A pochi giorni dall'operazione poliziesca nei confronti del movimento dell'Onda, Giavazzi prima e la Gelmini poi lanciano la sfida sull'università: proposte di aumento delle rette universitarie, finanziamenti differenziati in base ad una valutazione gestita dal governo, mentre vengono sanciti i tagli all'università e segnata una nuova fase, che possiamo chiamare il post-università pubblica, almeno rispetto a come l'abbiamo finora conosciuta.

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Gelmini, chi credi di prendere per il...


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La Camera ha approvato il dl 180 sull’università. Un patetico tentativo di rispondere alle proteste di studenti, docenti e ricercatori, possibile solo approfittando del torpore post-natalizio e dell’ignoranza dei giornali.

Vediamo di capirci qualcosa:

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Chi siamo?

Siamo gli studenti dell'Università di Padova che si sono riuniti dopo il varo della legge 133. Noi ci battiamo perché all'Università vengano assegnate più risorse e con criteri di maggiore trasparenza, in modo da far proseguire e progredire la Didattica e la Ricerca Italiane in un sistema dove il Sapere sia pubblico, competitivo ed aperto a tutti. Puoi proporci in ogni momento articoli, eventi e immagini, collaborare con noi: visita la redazione per saperne di più.
 

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