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Tempo da Lupi


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Ebbene sì, mi costituisco. Ieri sera ho visto Annozero. A dire la verità speravo di sentire qualcosa di piccante, invece mi è toccato ascoltare Ignazio Marino che parlava di come gli altri grandi paesi hanno affrontato la crisi, investendo in innovazione, ricerca e sviluppo. Ignazio Marino è uno che è stato all’estero, sa che cos’è la scienza, sa qual è il valore aggiunto della formazione superiore, sa che cosa vuol dire quando un paese ha il know-how che porta in prima linea nell’alta tecnologia.

Lo ha detto e ripetuto almeno tre volte, perché fosse chiaro di che cosa parlava. All’inizio ha evidenziato come altrove si siano raddoppiati gli investimenti, poi lo ha ripetuto.
Infine, dopo un servizio che raccontava la storia dei 350 ingegneri delle telecomunicazioni della Nokia in Italia messi in cassa integrazione, ha di nuovo sottolineato come la Francia di Sarkozy abbia aumentato l’investimento in R&S al 2,5 per cento, mentre la Finlandia è arrivata (tra pubblico e privato) al 3,54. Da noi, invece, diceva ancora il senatore Marino, per la prima volta si scende sotto l’1 per cento. Non so se sia vero, ma se anche fossimo rimasti all’1,1 per cento degli ultimi anni la drastica riduzione del PIL fa sì che comunque l’investimento netto in R&S del paese sia diminuito in valore assoluto.
Per finire, ha tirato fuori con un coup de théatre l’idea degli incubatori d’impresa, citando dati del Nord America: si istituisce un fondo per avviare nuove imprese ad alto contenuto tecnologico; partecipano 200 progetti e se ne finanziano 20; statisticamente, almeno quattro avranno successo, diceva Marino.

Di mio, vorrei dirgli che nel paese delle liste di raccomandati con accanto il nome del raccomandante, nel paese in cui non c’è un concorso in cui qualche candidato non cerchi la “spintarella”, nel paese che per sessant’anni ha finanziato a pioggia tutto e tutti, per puro tornaconto elettorale, non ho una gran fiducia che una simile procedura non finirebbe a pizza e fichi. Perché da noi manca del tutto il controllo a valle dei risultati. In ogni campo.

Epperò devo ammettere che il discorso di Marino era quanto di più vicino alla mia personale visione per il futuro di un paese avanzato che abbia sentito da una ventina d’anni a questa parte.

Alla fine del suo intervento, la parola è passata all’onorevole Lupi, vice presidente della Camera, che già rumoreggiava da qualche minuto, disapprovando. Davanti a un discorso lucido, di respiro internazionale, espresso da uno che guarda all’Italia come si guarda a un paese normale, Lupi non ha trovato di meglio che dire che gli dispiace affrontare questi argomenti in maniera sempre un po’ demagogica.

Non è più il caso di dire che nubi minacciose si addensano sull’Italia. C’è proprio un tempo da Lupi.

Marco Cattaneo
Le Scienze

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