(da unimagazine.it) Le soluzioni proposte dal ddl governativo sull'università "non consentono il rilancio dell'Università pubblica come istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti". Lo affermano le sigle della docenza in un documento unitario.Le soluzioni proposte dal ddl governativo sull'università "non consentono il rilancio dell'Università pubblica come istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di adeguati investimenti". Lo affermano le sigle della docenza in un documento unitario che sarà al centro degli incontri con i gruppi parlamentari e le forze politiche. Entrando nel merito del provvedimento i firmatari della nota (Adi, Adu, And, Apu, Cipur-Confsal, Cisl università, Cnu, Cnru, Confsal, Flc-Cgil, Rdb-Cub, Snals-docenti università, Sun, Udu, Ugl-università e ricerca, Uilpa-Ur) individuano alcuni punti particolarmente critici.
"L'Università pubblica - osservano - non viene più indicata come "sede primaria della ricerca". L'autonomia del sistema universitario viene svuotata sia a livello locale sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il Cda) il potere di gestione degli Atenei e assoggettando il Ministero competente a quello dell'Economia; i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito; la istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato, in aggiunta alla pletora di figure post-dottorato, aggrava il problema del precariato; la progressione economica dei professori e dei ricercatori viene completamente affidata alla discrezionalità dell'Esecutivo, di fatto del ministro dell'Economia; c'è l'assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di ruolo; non viene prevista alcuna riforma del dottorato di ricerca; la nuova figura del "direttore generale" rischia di sovrapporsi a quella del rettore; le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche e rinviano a una delega totale all'Esecutivo".
Le organizzazioni della docenza, infine, ritengono "inaccettabile la differenziazione del regime pensionistico tra le varie figure docenti" denunciando, in particolare, "i prepensionamenti di associati e ricercatori, in corso in diversi Atenei, sulla base di recenti normative incoerenti e discriminatorie".












