Questa mattina una sessantina tra studenti e precari dell'università di Padova hanno fatto irruzione all'ufficio stage e tirocini, bloccando simbolicamente l'accesso a questo spazio e chiedendo fin da subito con uno degli amministratori dell'università che gestiscono le questioni legate proprio al lavoro gratuito che gli studenti, con i provvedimenti inseriti all'interno della riforma Gelmini, saranno costretti a praticare per un periodo minimo di sei mesi, e che include gli studenti di tutte le facoltà.
Nella giornata di mobilitazione nazionale lanciata dall'assemblea nazionale del 20 dicembre a Roma, gli studenti hanno deciso di riprendere ancora una volta la parola, per ribadire che questa riforma, attraverso l'introduzione del prestito d'onore e alla definitiva svendita degli atenei a un privato che non fa altro che parassitare e rubare la ricchezza che gli studenti producono durante il loro percorso di studio ( si veda stage e obbligatori gratuiti) senza dare nulla in cambio.
In un contesto di crisi economica reale, che nella vita di studenti e precari è presente e determinante nelle scelte che ogni giorno facciamo, in un contesto in cui l'offerta lavorativa è diminuita del 30% negli ultimi due anni, in un contesto in cui questa offerta lavorativa sarebbe comunque precaria e senza alcuna possibilità di immaginarci un futuro possibile, abbiamo proposto all'università di Padova che si apra un tavolo in cui gli studenti dell'onda e le autorità accademiche possano ragionare o quantomeno discutere per una proposta di reddito minimo garantito per gli studenti durante i sei mesi di stage o tirocinio obbligatorio.
Lo slogan “Noi la crisi non la paghiamo!” si è trasformato oggi in una rivendicazione diretta di reddito, la quale non può che essere un primo passo verso una trasformazione reale delle nostre vite, delle nostre città e delle università che ogni giorno viviamo e costruiamo.
All'interno dell'ufficio sono stati consegnati degli Euro fac-simile, con su una facciata il richiamo alla campagna “La Gelmini non ci merita” ormai praticata in tutti gli atenei del paese, e sul retro la trasformazione simbolica e pratica dell'esigenza di non pagare una crisi che è stata creata da altri: “ Un primo passo verso un reddito garantito, stage e tirocini retribuiti!”.
Oggi abbiamo cominciato a reinventarci, per ricominciare quel percorso di mobilitazione che, a partire dal corteo dell'11 dicembre a Roma, sappia contestare e respingere la riforma del ministro Gelmini e del ministro Tremonti.
A Roma saremo in tanti, e non ci saranno divieti o ordini che ci possano togliere quel diritto al dissenso che continueremo a praticare ogni giorno nelle nostre città e nelle nostre facoltà.
LA GELMINI NON CI MERITA!
Respingiamo questa riforma!
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