L'autunno caldo delle mobilitazioni contro il ddl 133 e 180 ha riscaldato fin da subito i freddi palazzi grigi della nostra facoltà.
La solita routine quotidiana di rincorsa delle lezioni e i ritmi frenetici imposti dall' Università sono stati spezzati da momenti e spazi di socialità altra. L'atrio di psicologia, è diventato una sorta di presidio permanente degli studenti contro le nuove riforme: striscioni calati dalle finestre, muri tapezzati di cartelloni comunicavano i costanti appuntamenti delle mobilitazioni,un banchetto quotidianamente aggiornato di documenti e rassegna stampa è stato lo spazio di interazione e contaminazione delle diverse soggettività che attraversano la facoltà.
L'università che vogliamo, per cui in tanti lo scorso anno ci siamo mobilitati e continuiamo ogni giorno a farlo, è fatta di riappropiazione e autogestione di spazi e tempi di vita, dentro le nostre facoltà. Questa spinta si è data nell'occupazione per giorni dello stabile dell' Ex Fiat, nel quale oltre a momenti di socialità in cui si è dato spazio all'espressione musicale e artistica degli studenti di Padova, abbiamo dato vita a percorsi concreti di autoformazione, pratica centrale nelle ricerca e nella costruzione dal basso dell' “Università del comune” che vogliamo, e che esce fuori dalla dialettica tra pubblico e privato.
Autoformazione vuol dire per noi creazione di percorsi formativi costruiti collettivamente e dal basso, sostenuti da un pensiero critico, volti a sviluppare conoscenze che vanno oltre i saperi accademici calati dall'alto.
Ma lottare per un'università diversa vuol dire anche reclamare servizi e accessibilità alla cultura.
Gran parte dell'economia di Padova si regge sulle speculazioni che vengono fatte sulle vite degli studenti: la casa, il lavoro, la socialità sono tutti fattori sui quali vengono ricavati enormi guadagni. A fronte, ad esempio della gravosa questione abitativa per la quale siamo costretti a pagare affitti esorbitanti, molti dei quali in nero, l' Esu (l'ente universitario che dovrebbe garantire il diritto allo studio) riesce a mala pena a garantire alloggi universitari per il 7% della popolazione studentesca di Padova. Per questo un altro punto centrale nella costruzione dell'”università del comune” è la riappropiazione dal basso di reddito, servizi e accessibilità alla cultura. Questa pratica di lotta si è concretizzata nel maggio scorso nell'occupazione della casa dello studente Fusinato, uno stabile chiuso da 6 anni che potrebbe ospitare 400 studenti al suo interno.
Il luogo di incontro e creazione dei percorsi di lotta si è dato in quella che insieme abbiamo chiamato “assemblea di psicologia”, uno spazio attraveresato dagli studenti della facoltà e in cui durante la settimana si condividono analisi e si organizzano iniziative e mobilitazioni.
L'anno scorso è stato un anno fondamentale per porre le basi verso la costruzione di un' Università altra e quest'anno siamo pronti a ripartire.



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