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Speciale: la riforma Gelmini,
una panoramica organica

Riforma Gelmini. A pensar male si fa peccato…

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L'inverno della ricerca è finito

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Il Manuale del Rettore "virtuoso" - I rischi della meritocrazia "all’italiana" nell’Università

Articolo inviato al sito uniriot.org dal Prof. Ing. Michele Ciavarella.(Riceviamo e Pubblichiamo) In questo breve articolo, cercherò di delineare cosa...

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Un tema di firefox... in movimento.

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Segnaliamo questo articolo, per mostrare le proteste dei ricercatori precari dell'Università che si muovono al fianco degli studenti nella lotta alla nuova riforma Gelmini.

Una nuova protesta si diffonde nell’università. E già raccoglie l’adesione del 70% dei ricercatori di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II.
«Le regole in discussione in Parlamento pregiudicano le nostre carriere e penalizzano i nostri stipendi», è la tesi che fa scattare la mobilitazione in ateneo. Dopo la stagione dell’Onda, ne comincia così un’altra all’insegna della lotta in facoltà che rischia di paralizzare parte delle attività didattiche, a partire da marzo, e le sedute di laurea, già da questo mese. I ricercatori possono farlo senza violare alcuna legge.

La protesta - Basta una sola mossa per mettere in ginocchio l’organizzazione dei corsi: «Finora abbiamo tenuto le lezioni agli studenti come i colleghi professori associati e ordinari», spiega Gianluca Imbriani, componente del consiglio d’amministrazione. «Ma noi ricercatori - aggiunge Imbriani - non abbiamo l’obbligo di svolgere questo compito, se non di supporto ai docenti. Ecco perché, per sensibilizzare tutti sui temi della riforma e per sollecitarne la revisione, ci limiteremo a svolgere le esercizioni che rientrano tra i nostri obblighi di legge».

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Speciale: i fatti, le foto, gli approfondimenti



La manifestazione prende forma nella chiave del rilancio in grande stile delle mobilitazioni in tutta Italia. Un grande ritrovo dove  studenti e ricercatori precari rispediscano al mittente la riforma voluta dal Ministro Gelmini. Si chiede un'Università debaronalizzata, deprecarizzata, svecchiata, mentre qui i testi del decreto "al ribasso" (ossia, senza portafoglio) si muovono su binari che portano nella direzione opposta.

Gli studenti pianificano un grande corteo che parta da Piazzale Aldo Moro per raggiungere Viale Trastevere e il Ministero della Pubblica Istruzione e ottengono l'autorizzazione della questura a proseguire lungo il tragitto scelto. Giovedì 10 Novembre il sindaco Alemanno annulla tutte le autorizzazioni.

L'onda non ci sta. La risposta è immediata: il corteo si farà. E venerdì, a difendere Via Nazionale e la strada per il Ministero, ci sono centinaia di poliziotti, decine di volanti: gli studenti e i ricercatori che tentano di passare il blocco ricevono manganellate e vengono respinti con forza. E così, nasce la decisione spontanea e sentita da tutti i manifestanti di riprendersi la città. Il corteo prosegue per via Giuseppe Romita, poi per via Pastrengo e il blocco improvvisato dalle forze di polizia non può nulla contro la determinazione di un'onda incazzata: la strada per arrivare al Ministero dell'Economia è aperta e in un battibaleno, la contestazione raggiunge Viale XX Settembre.

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Una riforma sempre più imminente

La riforma della governance del mondo universitario si avvia a diventare realtà. Dopo i segnali di apprezzamento lanciati dal sen. Luigi Berlinguer «Nel testo ci sono molte cose che abbiamo elaborato col centrosinistra che sarebbe sciocco disconoscere», e quindi con parole di lode su di esso sia da maggioranza che da opposizione del governo, il testo che è già arrivato al Senato continua la strada per la discussione e la successiva votazione.

La manovra ha inoltre ricevuto garanzia di copertura con le risorse rientrate sotto lo scudo fiscale. Con la legge Finanziaria 2009 il governo stanzia 400 milioni di euro per l'incremento del fondo di finanziamento ordinario delle università, prendendo questi soldi dal 5 per cento dei capitali, precedentemente illegali, tornati in Italia. La perplessità intorno alla decisione di finanziare un'ente, dove gli studenti devono svolgere all'interno di esso una carriera di studi di 5 anni, con una quota valida un anno solamente viene naturale, ed è spontaneo chiedersi se forse ci sarebbe bisogno di risorse sicure e garantite, laddove si lavora programmando con molto anticipo il futuro di intere generazioni.

Comunque, è possibile leggere il testo del disegno di legge all'indirizzo http://www.ing.unipd.it/Download/Notizie/2009DdL_Gelmini.pdf.

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Ieri la questura di Roma ha vietato il corteo degli studenti e dei ricercatori in Onda. Il protocollo di Alemanno ha già provato in altre occasioni a fermare i cortei dell'Onda, senza però mai riuscirci. Anche questa volta non accettiamo restrizioni alla libertà di esprimere il proprio dissenso e saremo a Roma per ribadire il nostro no a questa riforma. Partendo dalla Sapienza andremo fin sotto al ministero per far sentire la nostra voce direttamente al Ministro della pubblica Distruzione Gelmini. L'onda non si ferma con i protocolli. Nessuna limitazione alla libertà di esprimere dissenso.
 


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