Una nuova protesta si diffonde nell’università. E già raccoglie l’adesione del 70% dei ricercatori di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II.«Le regole in discussione in Parlamento pregiudicano le nostre carriere e penalizzano i nostri stipendi», è la tesi che fa scattare la mobilitazione in ateneo. Dopo la stagione dell’Onda, ne comincia così un’altra all’insegna della lotta in facoltà che rischia di paralizzare parte delle attività didattiche, a partire da marzo, e le sedute di laurea, già da questo mese. I ricercatori possono farlo senza violare alcuna legge.
La protesta - Basta una sola mossa per mettere in ginocchio l’organizzazione dei corsi: «Finora abbiamo tenuto le lezioni agli studenti come i colleghi professori associati e ordinari», spiega Gianluca Imbriani, componente del consiglio d’amministrazione. «Ma noi ricercatori - aggiunge Imbriani - non abbiamo l’obbligo di svolgere questo compito, se non di supporto ai docenti. Ecco perché, per sensibilizzare tutti sui temi della riforma e per sollecitarne la revisione, ci limiteremo a svolgere le esercizioni che rientrano tra i nostri obblighi di legge».



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