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Riforma Gelmini. A pensar male si fa peccato…

E se un giorno di questi i ricercatori delle università italiane incrociassero le braccia, non in assoluto, ma decidendo semplicemente...

L'inverno della ricerca è finito

Che la situazione stia arrivando al livello di guardia se ne è accorta anche la Crui, cioè la conferenza dei...

Il Manuale del Rettore "virtuoso" - I rischi della meritocrazia "all’italiana" nell’Università

Articolo inviato al sito uniriot.org dal Prof. Ing. Michele Ciavarella.(Riceviamo e Pubblichiamo) In questo breve articolo, cercherò di delineare cosa...

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E se un giorno di questi i ricercatori delle università italiane incrociassero le braccia, non in assoluto, ma decidendo semplicemente di sospendere la didattica? Non è un’ipotesi peregrina, ma sarebbe un disastro. Perché i ricercatori sono all’incirca il 40 per cento del corpo docente delle università italiane. Corpo docente, sì, perché tengono corsi, tanti corsi, spesso a costo zero per l’università, anche se percepiscono uno stipendio decisamente inferiore a quello degli associati (o se preferite “professori di seconda fascia”).
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Che la situazione stia arrivando al livello di guardia se ne è accorta anche la Crui, cioè la conferenza dei rettori delle università italiane. Per mesi, questo organismo che contribuisce con altri all'autogoverno degli atenei ha sempre preferito mantenere un basso profilo rispetto a quel tritatutto che è il governo di centrodestra, che per bocca di Maria Stella Gelmini e di Giulio Tremonti spaccia, attraverso annunci di grandi riforme da fare, il tossico mantra del rigore per nascondere una politica di dismissione vero la formazione, dalla scuola primaria all'università.

 

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Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli, con l'operazione denominata "Rewind", ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell'onda studentesca di varie città italiane. Nel corso dell'inchiesta nell'autunno del 2009, si aggiungeranno all'elenco indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit e agli scontri con le forze dell'ordine che presidiavano la zona rossa del vertice.
Ma in quella giornata eravamo in più di 10.000 tra studenti, dottorandi e precari dell'università a prendere la parola pubblicamente con un grande corteo per esprimere - ancora una volta dopo le mobilitazioni dell'autunno - la nostra indisponibilità al processo di dismissione dell'università pubblica e la nostra determinazione a costruire una università diversa attraverso le pratiche dell’auto-riforma e dell’auto-formazione.
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Oggi nell’Aula Magna di Palazzo del Bo, sede del rettorato dell’Università di Padova, era in programma un convegno dal titolo “Per una mobilità accademica di qualità”, seminario nazionale organizzato dal gruppo italiano dei Bologna Experts e rientrante nella campagna di informazione sul Processo di Bologna. Abbiamo sentito l’esigenza di esprimere la contrarietà e le problematiche emerse nelle giornate viennesi di mobilitazione e assemblee , ma che da 10 anni ribadiamo ogni giorno nelle nostre Facoltà. In tanti abbiamo dato vita ad un presidio rumoroso i cui slogan che venivano via via scanditi riecheggiavano fin dentro l’Aula Magna.

 

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Siamo gli studenti dell'Università di Padova che si sono riuniti dopo il varo della legge 133. Noi ci battiamo perché all'Università vengano assegnate più risorse e con criteri di maggiore trasparenza, in modo da far proseguire e progredire la Didattica e la Ricerca Italiane in un sistema dove il Sapere sia pubblico, competitivo ed aperto a tutti. Puoi proporci in ogni momento articoli, eventi e immagini, collaborare con noi: visita la redazione per saperne di più.
 

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